Gli elettori di Corpus Christi, in Texas, hanno approvato una modifica dello statuto comunale che impone sovrapprezzi automatici sull’acqua ai grandi utenti industriali durante i periodi di siccità. La misura è stata approvata con un margine di due a uno, nonostante le spese sostenute dai gruppi industriali per opporvisi, secondo il servizio realizzato da Inside Climate News e Texas Newsroom.

Le tariffe si applicherebbero quando i principali bacini idrici della città scendono sotto livelli specifici. Gli utenti industriali pagherebbero 3 dollari in più per 1.000 galloni quando i bacini scendono sotto il 30 per cento della capacità, 6 dollari sotto il 20 per cento e 12 dollari se la città dichiara un’emergenza idrica. Gli importi si aggiungerebbero alla tariffa attuale, pari a circa 4,50 dollari per 1.000 galloni.

Le raffinerie, gli impianti chimici e altre strutture industriali rappresentano oltre la metà del consumo idrico nella regione. La modifica cita grandi utenti, tra cui ExxonMobil, Valero e OxyChem. Nel 2025, uno stabilimento di materie plastiche di proprietà congiunta di ExxonMobil e Saudi Basic Industries Corp. ha utilizzato 13,5 milioni di galloni al giorno, quasi quanto gli abitanti di Corpus Christi nel loro insieme. Con il sovrapprezzo di 6 dollari, lo stabilimento si troverebbe a sostenere costi aggiuntivi pari a circa 810.000 dollari al giorno.

La modifica annulla inoltre un accordo esistente che consentiva agli impianti industriali di evitare eventuali sovrapprezzi per la siccità pagando una tariffa separata. L’accordo, adottato nel 2018, mirava a contribuire al finanziamento di un impianto di desalinizzazione dell’acqua marina, ma la città ha accantonato il progetto nel 2025, dopo che i pagamenti annuali stimati erano saliti a quasi 70 milioni di dollari.

La modifica non entrerà in vigore subito: prevede un periodo di tolleranza di cinque anni. Il city manager Peter Zanoni ha affermato che la modifica comporta significative implicazioni legali e che la città potrebbe affrontare contestazioni in tribunale e davanti alla Public Utility Commission dello Stato. La misura è stata promossa da una raccolta di firme guidata da gruppi tra cui Texas Campaign for the Environment, che ha dichiarato che difenderà la decisione degli elettori.

La campagna di raccolta firme ha raccolto quasi 13.000 firme convalidate all’inizio di quest’anno, durante una grave crisi idrica. Le forti piogge di luglio hanno riportato i bacini locali sopra i livelli critici e, ad agosto, il Consiglio comunale ha inserito la modifica nella scheda elettorale di novembre. A maggio, dopo una siccità record durata cinque anni, i bacini erano scesi sotto l’8 per cento della capacità.

Fonti: Inside Climate News.