Secondo un’analisi di Ember pubblicata nell’ottobre 2026, i data center potrebbero alleviare la pressione sulle reti elettriche in modo più efficace utilizzando generazione e stoccaggio in loco anziché spostando i carichi di lavoro informatici al di fuori delle fasce di picco. Lo studio esamina le opzioni di flessibilità in nove mercati negli Stati Uniti, in Europa e nel Sud-est asiatico.
In Irlanda, nel gennaio 2025 i data center hanno rappresentato una domanda stimata di 1,1 GW durante un picco di sistema di 6 GW. Ember prevede che entro il 2030 potrebbero costituire il 24% della domanda di picco, raggiungendo 1,6 GW a fronte di un picco di sistema previsto di 6,5 GW.
L’analisi stima che lo spostamento dei carichi di lavoro potrebbe ridurre il picco di domanda irlandese di circa 100 MW nel 2030, pari a circa l’1,5% del picco previsto. Negli altri mercati esaminati, la potenziale riduzione varia dallo 0,1% allo 0,6%.
Le possibilità di spostamento sono limitate dal tipo di attività informatica. I servizi cloud, i carichi di lavoro aziendali e l’inferenza dell’IA richiedono una bassa latenza, mentre l’addestramento dei modelli di IA può essere interrotto o spostato più facilmente. Ember stima che, tenendo conto della flessibilità dei carichi di lavoro e del tasso medio di utilizzo, circa il 3% della capacità globale dei data center potrebbe essere effettivamente spostato nei periodi di stress della rete.
Un approccio diverso, noto come «bring-your-own-capacity», consente ai data center di continuare a elaborare dati attingendo temporaneamente meno elettricità dalla rete. Le strutture possono utilizzare generazione o stoccaggio in loco, comprese le batterie. Secondo Ember, ciò potrebbe offrire un sollievo alla rete quasi cinque volte superiore rispetto allo spostamento dei carichi di lavoro.
In un esempio che riguarda due data center texani con un carico previsto complessivo di 5,6 GW, lo studio stima che lo spostamento dei carichi di lavoro potrebbe ridurre la domanda sulla rete di circa 0,55 GW durante i periodi di stress. La generazione in loco potrebbe ridurla fino a 2,7 GW. Il rapporto afferma che l’esempio illustra il potenziale delle risorse dietro il contatore quando i collegamenti alla rete sono soggetti a vincoli.
L’Irlanda ha inoltre introdotto un requisito normativo che impone ai data center da 10 MW o più di fornire capacità di generazione o stoccaggio. La misura è stata adottata dopo una consultazione pubblica su precedenti proposte che prevedevano l’obbligo di flessibilità per i data center.
Ember avverte che la generazione in loco non riduce necessariamente le emissioni: i sistemi basati sui combustibili fossili potrebbero vincolare le emissioni e le infrastrutture, mentre gli investimenti privati delle strutture potrebbero duplicare la capacità acquistata dagli operatori di sistema. L’analisi raccomanda di tenere conto delle risorse dietro il contatore nella pianificazione della rete e nei requisiti di connessione, e afferma che la generazione rinnovabile e lo stoccaggio possono contribuire a ridurre la domanda sulla rete nei periodi critici.
Lo studio conclude che le opzioni di flessibilità variano da una struttura all’altra. L’addestramento dell’IA offre maggiori possibilità di spostare i carichi di lavoro, mentre l’informatica tradizionale e l’inferenza dell’IA sono meno flessibili. Per questi data center, la generazione rinnovabile e lo stoccaggio dietro il contatore potrebbero essere i principali strumenti per ridurre la dipendenza dalla rete nei periodi di picco.
Fonti: pv magazine.